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“Il canto del respiro”

Mi sono avvicinata al canto carnatico attraverso un vecchio cd di Leboyer, quando ero incinta della mia prima figlia.

Cantavo e ricantavo sentendo la quiete che mi dava, ma non conoscevo altro, inoltre il cd era talmente vecchio che la qualità della registrazione me lo fece dimenticare subito dopo il parto. Ma si sa, le cose importanti per noi spesso arrivano tramite piccoli segni disseminati qua e là.

Anni dopo, ad un seminario, incontrai una donna che suonava il Tanpura. Dopo averlo ascoltato per la prima volta dal vivo, ne fui stregata: per giorni la sua vibrazione risuonò dentro di me, come un’onda interiore. Andai subito alla ricerca di qualcuno che potesse portarmi un Tanpura dall’India e, come sempre quando una strada è la nostra, da lì è accaduto tutto senza sforzo, in modo naturale.

Una volta comprato un meraviglioso Tanpura antico, incontrai Barbara Zoletto, docente di canto indiano al Conservatorio di Vicenza, e iniziai a ricevere da lei lezioni di canto alla maniera indiana. Da bocca a orecchio, bevendo il the, in un’atmosfera che sapeva più di viaggio che di lezione. Tutto quello che avevo praticato come musicoterapeuta per vent’anni lo avevo lasciato fuori dalla porta, prendendomi ben due anni di pausa dal lavoro. Il canto indiano mi stava portando in un altro mondo, fatto di spazio e libertà all’interno di una enorme conoscenza millenaria non solo del suono ma del mondo e dell’uomo. Non era imparare a cantare, era entrare in punta di piedi, con la giocosità di Barbara, in un universo interiore fatto di suono, in un luogo dentro di me poco frequentato: quello in cui la mente è silenziosa e il cuore inizia a espandere la sua vibrazione.

“Inizia ascoltando il suono della tampura. Lascia che quel suono circolare penetri in te, ti inondi, prenda possesso di te e ti faccio uscire dal corsetto stretto che ti costringe a un respiro corto e affannato di cui nemmeno ti rendi più conto. Schiuditi senza limiti a quel suono.
Ora, solo ora, puoi iniziare a cantare, anche se non si tratta di un vero e proprio canto. È piuttosto un esercizio che abbraccia l’essenza stessa del tuo essere donna e fa vibrare tutta la tua persona.”

(F. Leboyer)

Dopo qualche anno, sentii il desiderio di portare il dono che stavo apprendendo alle donne in gravidanza, ricordandomi di come dieci anni prima ne avevo sentito il fascino grazie a quel vecchio cd. Iniziai a condurre gruppi di canto per donne in gravidanza, aprendoli poi a tutte le donne che sentivano di desiderarlo. I feedback erano molto positivi perciò pensai che sarebbe stato bello avere un cd con cui le donne potessero praticare anche a casa. Il giorno in cui mi presentai a lezione da Barbara con questo desiderio dentro che non avevo ancora il coraggio di esprimere, lei mi accolse raccontandomi sorridendo che la notte precedente aveva sognato di essere incinta. Stupita, le raccontai del mio desiderio di portare questo canto alle mamme in gravidanza attraverso un nuovo cd e lei senza esitazione rispose:”Magnifico, facciamolo!” Qualche mese dopo, di nuovo senza troppi ostacoli, in un modo quasi magico, il cd “Il canto del respiro” era pronto.

Barbara Zoletto con Chiara Comparin e Roberta Namasté

Nel cd i brani si susseguono sulle ali di quattro diversi Raga. Il Raga (dalla radice Ranj, tingere) nel modello musicale indiano e’ più di una tonalità,  è una vera e propria entità che, colorando l’animo di chi canta o ascolta, lo porta in contatto con la parte più profonda e divina dentro di sé.  Ogni singolo brano è semplicemente un viaggio. Un viaggio in cui suoni, colori e sensazioni diventano un tappeto magico che ci trasporta fluttuando in mondi sempre più ricchi, dentro di noi.

Accade spesso che le madri in attesa, ascoltando e cantando “Il canto del respiro” incontrino il nascituro a un livello più profondo e commovente.Grazie agli swara, o “suoni di luce”, e alle vocali, la nostra voce diventa un potente veicolo per lasciare andare tensioni e pensieri, e dopo qualche attimo ci ritroviamo a respirare profondamente rilassate.

“Ammorbidisci il volto, le guance, le labbra, la bocca, la lingua. Ammorbidisci gli occhi lo sguardo. Ad ogni suono sorridi. Lasciati inondare di dolcezza e di luce, partecipi cantando alla danza della Vita. Lascia fluire le emozioni che emergono senza trattenerle, giudicarle o essere rapita: lasciale scivolare sull’onda del suono e sciogliersi in un oceano di accoglienza e compassione.”

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