Le ostetriche di Mamasté sono formate ed hanno esperienza di assistenza al parto in acqua.

A domicilio forniscono una vasca per il parto con la quale la gestante potrà godersi l’esperienza del travaglio e del parto immersa qualora ne sentisse il desiderio. Ecco cosa Elena Cecchetto dice al riguardo: Quando le donne scelgono di immergersi in acqua, in una vasca riempita di acqua calda, si trasformano. E’ come se entrassero in un’altra dimensione, come se l’acqua avesse il potere e la magia dell’introspezione. Da uno stato di coscienza vigile, presente e spesso agitato,troppo concentrato sul dolore, passano ad uno stato di coscienza alterato, dove la mente si calma e la consapevolezza si fortifica. Sono nell’aldilà ma allo stesso tempo sono anche qua, vanno nell’aldilà per poter prendere una nuova anima e porla con loro qua. E’ così, nell’acqua il dolore si sente come lontano, attutito, la donna riesce ad isolarsi e ritirarsi in sé stessa più facilmente, si crea il suo spazio personale, i muscoli nell’acqua calda si rilassano e tra questi pure il perineo, tutto questo contribuisce ad aiutare questo passaggio di coscienza necessario alle donne per partorire. Sono più estraniate ma allo stesso tempo più vigili, al momento delle spinte molto spesso sorridono, sono consapevoli di quello che sta accadendo, molto più coscienti rispetto a molte donne che partoriscono in un lettino assistite da più personale ostetrico. In acqua sono loro che accolgono il loro figlio, sono le protagoniste della nascita del loro figlio a tutti gli effetti.

Il momento della nascita è la fine di un’esperienza e l’inizio di un’altra. E’un passaggio dall’essere solo donna o solo uomo al diventare madre e padre, dall’essere feto al divenire figlio. Travaglio e parto costituiscono una grande prova: la donna si misura con il proprio corpo, ma anche con la mente, con le proprie paure, con il dolore e la capacità di sopportarlo.  Nascere è un evento naturale, ma diventa più naturale se la donna può scegliere la modalità con cui viverlo.

E’ noto ormai che negli ultimi anni l’attività ostetrica, un tempo incentrata sull’aspetto umano della nascita, riconosciuta come momento fondamentale della vita della donna e della sua famiglia, è cambiata, diventando sempre più attenta agli aspetti tecnici della gravidanza e del parto, trascurando, invece, quelli emotivi e spirituali ad essa correlati.

E proprio in quest’ottica il parto in acqua consente di recuperare quell’aspetto di naturalità dell’evento, grazie al rispetto della fisiologia, lasciando la futura madre padrona di gestire in maniera attiva ed autonoma il suo travaglio e parto, accompagnata dalla presenza del marito, in un ambiente confortevole, simile a quello domestico, in cui gli operatori sono ospiti discreti, ma attenti. Molte volte le donne durante la gravidanza hanno un richiamo per l’acqua, si sentono attratte; forse perché in un certo senso regrediscono alla condizione del loro bambino, avvolto dalle acque, e a loro volta alla loro vita intrauterina, forse perché anche noi esseri umani originiamo dall’acqua: nel liquido in cui è sospeso l’ovulo troviamo lo stesso contenuto salino dei mari primordiali, lo spermatozoo stesso è formato da una coda ed è dotato di una straordinaria attività natatoria, forse perché stanno vivendo un momento unicamente femminile e partorire in acqua significa partorire nell’ambiente femminile d’eccellenza che permette alle partorienti di vivere un’esperienza di parto soddisfacente, profonda, globale e personalizzata.

Abbandonarsi all’acqua è un piacere dei sensi. L’acqua è dolce, calda, avvolgente, rilassante, protettrice, esprime la sua natura femminile, che con qualità materne accoglie, conforta e aiuta a lasciarsi andare, lasciarsi sostenere, cullare e trasportare, offrendo un tipo di intimità, che ricorda quello del ventre materno. Trascorriamo già i primi mesi della nostra vita nel liquido amniotico, sentendoci protetti e sicuri.

La dimensione acquatica ispira protezione, distensione, piacere, avvolgimento e intimità: offre dunque tutte quelle condizioni in cui una donna partoriente si può ritirare e sentire al sicuro. L’acqua permette la mediazione tra la dimensione razionale, di controllo e quella emozionale di abbandono.

Immersa nell’acqua la donna è al centro dell’evento nascita, assume un ruolo attivo e questo fa sì che l’ostetrica riduce al minimo gli interventi. E’ come se si creasse uno spazio tutto suo, un confine difficile da penetrare. Si può parlare di un’ostetricia che ha come fulcro la donna, basata sul minimo interventismo e che può coniugare la sicurezza di madre e neonato con la piena soddisfazione della partoriente, la quale, assumendo un ruolo attivo, si sente al centro dell’evento, vivendo il proprio parto nella più completa libertà e nella massima intimità potendo aumentare la sua soddisfazione, sicurezza e autostima.

Il parto in acqua, in presenza di condizioni che garantiscono la sicurezza e la professionalità dell’assistenza, rappresenta un metodo sicuro per partorire, senza aumento del rischio rispetto ai parti eutocici tradizionali.

Le evidenze scientifiche a sostegno di questa forma di assistenza non sono molte , ma sono assolutamente incoraggianti.

Pur tenendo conto la difficoltà di prevedere a priori le possibili complicanze del travaglio, è lecito ritenere che una minuziosa valutazione clinica preliminare della partoriente (come la raccolta accurata dei dati anamnestici, la valutazione dei rapporti feto – pelvici, il controllo strumentale del benessere fetale ) renda minimi i rischi connessi all’assistenza al travaglio e al parto in acqua. In presenza di condizioni tali da garantire standard elevati di assistenza e di sicurezza, questa procedura comporta indubbi benefici. Nella vasca la donna ha maggiore possibilità di movimento e di cambiamento di posizione sentendosi anche più leggera per la perdita di peso e di gravità, in base alla legge di Archimede.

L’acqua aiuta la donna a rilassarsi, a sopportare meglio il dolore suscitato dalle contrazioni facendole acquisire il giusto distacco ed aiutandola a liberare la mente. La donna quindi, riesce a sciogliere la paura e la tensione e può regredire alla dimensione amniotica in quell’atmosfera rilassata, avvolta dall’acqua. L’acqua calda agisce sulla muscolatura liscia degli organi interni, risolvendo l’insorgere dei dolori spastici (contrazione muscolare) e sul sistema nervoso, stimolando il sistema parasimpatico e favorendo perciò il rilassamento e il recupero di energie.

Nella prima fase dell’immersione si verifica una riduzione degli ormoni dello stress (catecolamine) comunemente inibitori dell’ossitocina, con la possibilità per l’utero di contrarsi più efficacemente.

L’acqua agisce inoltre sul dolore in altri due modi: stimolando la produzione di endorfine e generando piacevoli sensazioni tattili e di calore.

Le endorfine, inibiscono le fibre nervose preposte alla trasmissione del dolore e perciò diminuiscono la sofferenza del travaglio.

La stimolazione sensoriale in seguito alla percezione tattile e del calore su tutto il corpo invia una grande quantità di stimoli allacorteccia cerebrale riducendo il passaggio degli stimoli dolorosi dalle corna posteriori del midollo spinale verso l’encefalo (Gate Theory Of Pain).Si può quindi affermare che l’acqua è un importante elemento che modifica ed attenua la percezione del dolore senza intervenire con l’uso di analgesici ; la sua disponibilità è importante nel favorire il parto  naturale.

Il recupero di energie favorito dall’acqua aumenta la possibilità di portare a termine il parto senza nessun intervento esterno.

Durante l’espulsione della parte presentata,se la donna è distesa e galleggia, se necessario l’ostetrica può proteggere il perineo con facilità, se la donna è accovacciata, l’ostetrica potrà sentire il perineo mettendo una mano sula testa del neonato, è necessario ricordare però che la posizione accovacciata è quella che facilita di più l’espulsione del feto, perciò raramente serve l’aiuto dell’ostetrica.

Altri vantaggi che comporta l’immersione in acqua sono la diminuzione della pressione sulla vena cava inferiore e sull’aorta, migliora perciò l’ossigenazione dell’utero e del feto. L’acqua rilassa il pavimento pelvico ed esercita un’azione emolliente sui tessuti molli dei genitali femminili, che potranno essere così meno soggetti a lacerazioni o traumi e, grazie alla minore necessità di interventi ostetrici, favorisce un rapido recupero post partum.

L’acqua promuove un cambio di stato di coscienza, facendo emergere quell’intimità necessaria all’apertura fisica ed emozionale: favorisce lo stato meditativo ma vigile della futura mamma che si sentirà più concentrata su sé stessa e in armonia con il piccolo nascituro. L’arrivo di un nuovo nato in un ambiente e in un’atmosfera più distesi e rilassati favorisce l’unione tra la madre e suo figlio.

Se la donna partorirà il suo bambino mentre è vigile e attenta, consapevole e aperta, sentirà di aver vissuto pienamente quest’esperienza, fonte di forza personale ed autostima che arricchiranno la sua vita donandole una speciale e positiva comunicazione mentale ed emozionale con il piccolo.

COSA SUCCEDE AL NEONATO CHE NASCE IN ACQUA?

Nel 1970, è stato dimostrato che il neonato inizia a respirare in modo continuo grazie alla scomparsa del diving reflex  o  riflesso antiannegamento. Il diving reflex è particolarmente attivo in età perinatale, è un riflesso di apnea in posizione espiratoria con chiusura della laringe.

Complessivamente lo stress della nascita per il neonato, in acqua, è ridotto, rendendo graduale l’esposizione all’aria e alla gravità e conseguentemente, può essere che non pianga subito. L’inizio della respirazione avviene più lentamente come gli scambi gassosi, per questo il neonato può rimanere cianotico(bluastro) un po’ più a lungo, ma tutto questo è normale.

Un altro aspetto da tenere presente è la grande quantità di ossigeno di cui il neonato ha bisogno per l’adattamento alla vita extrauterina di reni, cuore, fegato, sistema endocrino, sistema respiratorio e cervello. Quando il neonato viene a contatto con l’aria il suo corpo perde velocemente calore passando dai 38°C che ha in utero ai 21-24°C delle sale parto. Il neonato deve così consumare ossigeno per mantenere la temperatura corporea. Per compensare il calore perso, l’attività metabolica si intensifica utilizzando grossi quantitativi di ossigeno e di energia. Quando i livelli di ossigeno non sono più tali da permettere un normale metabolismo del glucosio, subentra il metabolismo anaerobico del glicogeno, con produzione di acido lattico e conseguente acidosi.

La mancanza di ossigeno e l’acidosi possono portare ad un esaurimento di ossigeno ai reni, fegato e cervello che ne risente maggiormente essendo un organo ‘irreparabile’. Conservare calore significa conservare energia, pertanto il parto in acqua agevola tale evento mantenendo inoltre il neonato in contatto con la madre per un periodo più lungo.

Altro fattore da considerare è che il parto in acqua permette di prolungare la funzionalità del cordone ombelicale fino al distacco della placenta, mentre in presenza dell’aria tende rapidamente a perdere la sua pulsatilità e a divenire esangue.

Il neonato si adatta meglio e in modo più graduale al nuovo ambiente: ciò è dimostrato dalla minor incidenza di tachipnea (aumento della frequenza respiratoria) e tachicardia, oltre che da un comportamento ipertonico e più reattivo con movimenti più liberi, favoriti dall’acqua.

Quando il bambino è tra le braccia della mamma è importante che il viso rimanga fuori dall’acqua e il corpo immerso nell’acqua: si garantisce in questo modo un graduale adattamento alla vita esterna e una minore dispersione di calore. Il rischio di infezioni è minimo, come si può vedere in letteratura: con un attento rispetto delle norme igieniche, questo rischio non aumenta rispetto all’ambiente non acquatico. Ciò vale sia per la madre, sia per il bambino e anche nei casi di membrane rotte.

Concludendo anche per il bambino la nascita in acqua è una nascita più dolce e traumatica visto che passa da un ambiente caldo umido ad un altro caldo umido dove le luci sono soffuse e i rumori attutiti.

Molti psicologi sostengono che i bambini nati in modo ‘gentile’, hanno più possibilità di diventare adulti rilassati e con maggiore predisposizione ad affrontare i problemi in modo non violento. Con questo racconto non voglio dire che tutte le donne dovrebbero partorire in acqua anche perché alcune, proprio non lo sentono il richiamo per l’acqua, l’acqua non è per tutte, ma che ci sia la libertà di scelta questo si e possibilità di soddisfare le richieste delle donne in questo momento unico ed irripetibile della vita loro e del loro bambino.

 

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