VBAC è l’acronimo inglese per Parto Vaginale dopo Cesareo (Vaginal Birth After Cesarean), cioè partorire “naturalmente” dopo cesareo. Fu coniato negli Stati Uniti negli anni ’70 da Nancy Cohen, una giovane donna che dopo aver partorito con cesareo, nella successiva gravidanza sentiva il desiderio, anzi, il bisogno, di partorire per le vie naturali, e quindi iniziò a informarsi e a studiare per arrivare a ottenere di farlo. Da lei ebbe inizio un grande movimento che fu davvero molto potente e permise, nel tempo, di compiere numerosi studi per valutare la sicurezza e i rischi di entrambe le pratiche: un cesareo dopo cesareo e un vaginale (naturale) dopo cesareo. Il VBAC può essere anche dopo più cesarei, in quel caso si usa VBA2C, VBA3C (parto vaginale dopo 2 o 3 cesarei).

Nella pratica regna ancora una notevole disinformazione sul VBAC Troppi medici non conoscono le recenti evidenze scientifiche in favore del parto naturale dopo cesareo. Inoltre pochi ginecologi e poche ostetriche hanno avuto una pratica sufficiente nell’assistere un parto vaginale dopo cesareo e a volte ne sono spaventati.

C’è anche il timore diffuso di ricorsi legali nel caso di complicazioni e il cesareo, che in origine serviva unicamente come intervento “salvavita”, quando in realtà, se fatto inopportunamente, aumenta i rischi di mortalità materna e di complicazioni per il bambino. Così si preferisce spesso un cesareo inopportuno, nonostante comporti più rischi. Ma i genitori non sempre sanno che corrono dei rischi indotti dal cesareo quando non necessario o rischi legati a un eccesso di medicalizzazione.

Per tutte queste ragioni accade ancora troppo spesso che il medico spaventi la donna e la sua famiglia parlando del VBAC con frasi prive di basi scientifiche tipo:

  • “lei è libera di scegliere, ma…”
  • “se fosse mia moglie, non lo farei mai”
  • “rischia di perdere utero e bambino”
  • “il cesareo è il modo più sicuro per nascere”…

In questo campo l’esperienza è fondamentale. Purtroppo però alcuni medici, pur dicendosi favorevoli al parto naturale dopo cesareo, non ne hanno alcuna pratica e cominciano con il dire: “A fine gravidanza vedremo se è possibile…”, “qualsiasi gravidanza può terminare in cesareo…” Non è certo il sistema migliore per incoraggiare e informare in modo oggettivo una donna. Accade poi che giunti a fine gravidanza aggiungano uno dei seguenti argomenti:

  • “Signora, però…”
  • “il bambino non cresce bene”
  • “è troppo grande”
  • “manca il liquido”
  • “secondo me c’e’ qualcosa che non va…”

Il tutto non circostanziato e riscontrabile, né spiegato con riferimento a basi scientifiche note. Ovvio che i genitori siano influenzabili perché temono per la salute e la vita del loro bambino.

La prima cosa che dovrebbe invece dirvi un ginecologo cui chiedete un VBAC è che avete il 76% di probabilità di riuscirci; questo è quanto emerge dalle ricerche scientifiche disponibili a livello mondiale. Non è male, ed è più della probabilità che ha oggi una donna incinta di sperare in un parto naturale (vaginale) in Svizzera (66%)!

Come garantirvi un VBAC. Purtroppo se avete già subito un cesareo e volete un VBAC avete davanti a voi un percorso ad ostacoli fatto principalmente di disinformazione, di competenze mediche e ostetriche insufficienti e di strutture ospedaliere poco preparate.

Per prima cosa è dunque opportuno assicurarvi di essere seguite da qualcuno che abbia davvero esperienza di VBAC. Se siete molto determinate a ottenere un travaglio e l’opportunità di un parto vaginale dopo cesareo è molto importante farvi accompagnare da un’ostetrica. Con lei potete condividere paure, ansie e dubbi che potrebbero assillarvi prima o durante un VBAC. Importante anche durante il travaglio è essere seguite da persone fiduciose nelle vostre potenzialità, pronte a sostenervi; e soprattutto avere accanto la stessa persona con la quale si è creato il rapporto di fiducia e rassicurazione durante la gravidanza. Inoltre l’ostetrica può aiutare con tecniche di rilassamento, posizioni favorevoli al progredire del travaglio e altro.

In ogni caso è fondamentale rispettare le regole base della fisiologia del parto (silenzio, penombra, intimità, protezione, calore). L’applicazione di queste regole è ancora più importante perché il travaglio in un VBAC potrebbe essere notevolmente più lungo, ma non comporta per questo un rischio maggiore, quindi non c’è motivo per accelerare il ritmo naturale dei meccanismi ormonali. È molto importante per scegliere serenamente un VBAC, analizzare le cause e i meccanismi che hanno portato al primo cesareo e anche elaborare le sue eventuali conseguenze psicologiche. Capire perché l’intervento è stato fatto, anche se poteva essere evitato, oppure accettare che è stata una vera e propria necessità, aiuta a superare la fase in cui ci si domanda di continuo il perché e ci si accusa ingiustamente di essere la causa del proprio “fallimento”.

Conviene non parlarne con “la gente” (ossia persone non preparate sul VBAC); l’unica persona da coinvolgere in questa decisione è il vostro compagno, agli altri raccontate pure ciò che per loro è più semplice credere (“farò un altro cesareo”), perché può essere davvero duro reggere la pressione dei familiari,  suoceri, genitori, o degli amici. Ognuno metterà becco e dirà la sua, nessuno parlerà di informazioni scientifiche serie, ma proietterà su di voi le proprie paure. Non avete bisogno di disperdere energie in questo, vi servono per nutrire la fiducia in voi stesse e nella vostra creatura.

Infine occorre ricordare che gli interventi chirurgici (e anche il cesareo è uno di questi) portano sempre con sé dei rischi. Tuttavia va precisato che se i rischi reali di un non-intervento (con un atto medico o un farmaco) sono maggiori dei rischi di un intervento, allora è bene propendere per la soluzione medica. La vostra scelta andrebbe comunque sempre rispettata, anche quando buon senso e ricerche scientifiche propenderebbero per un’altra strada. Questo principio, sacro nei paesi del Nord Europa (UK ad esempio), si fa lentamente strada anche da noi.

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